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Utilitalia propone una strategia nazionale per affrontare la crisi idrica

La federazione dei gestori, in audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul tema dell’Emergenza idrica in Italia, ha presentato le criticità del sistema e illustrato come politiche integrate e di ampio respiro possano mettere in sicurezza il sistema.

La pluralità e le sovrapposizioni di competenze che caratterizzano la situazione attuale rendono difficoltoso il governo e la pianificazione di un settore, che vede una struttura industriale ancora molto frammentata con 134 operatori integrati e oltre 2000 comuni a gestione diretta.
Al quadro degli affidamenti d’Ambito, che mostra un ritardo soprattutto nel Centro –Sud, vanno affiancate le difficoltà dei livelli tariffari e le lungaggini autorizzative che rappresentano un ostacolo per gli investimenti. La federazione che riunisce i gestori italiani, per quasi l’80% della popolazione, in audizione alla Camera nell’ambito di un’indagine conoscitiva sull’emergenza idrica in atto, ha illustrato quelli che ritiene gli anelli deboli del sistema ma anche alcuni esempi di buone pratiche già in essere e fornito alcune soluzioni di breve, medio e lungo periodo.
Il presidente di Utilitalia Giovanni Valotti, il vicepresidente Luca Lanzalone (presidente di Acea), il presidente della Commissione Acqua Paolo Romano (amministratore delegato di Smat) e il direttore generale Giordano Colarullo hanno sottolineato come la situazione di estrema gravità, che in questi giorni costituisce un fatto straordinario, sia sempre più destinata a rappresentare un fenomeno ricorrente e ciò a causa del cambiamento climatico in atto, evidenziando come la questione vada affrontata con una politica nazionale integrata che consideri non solo gli usi civili, ma esamini anche quelli agricoli ed industriali, che rappresentano una quota quantitativamente e qualitativamente rilevante.
Il confronto della situazione italiana con quella di alcuni Paesi europei, dal punto di tariffario, evidenzia che le tariffe italiane risultano tra le più basse in Europa. Questo spiega la carenza negli investimenti: in condizioni di scarsità di risorse prevale infatti l’intervento in emergenza, né è la prova il deficit infrastrutturale del Paese. Lo stato delle reti del servizio idrico integrato evidenzia la necessità di completare l’infrastrutturazione e diminuire le perdite nella rete di distribuzione idrica: prioritario il comparto della depurazione, per il rischio di sanzioni, in particolare nel Mezzogiorno, ma necessario anche l’ammodernamento della rete acquedottistica.
I dati degli ultimi 5 anni mostrano come i “grandi” gestori abbiano contribuito in modo determinante a far risalire la curva degli investimenti. Le aziende che servono almeno un milione di utenti hanno investito circa il 30% in più di quelle che servono un bacino di utenza inferiore, dimostrando che per ottenere economia di scala occorrono operatori industriali efficienti e con una scala dimensionale minima.
Sul piano delle proposte la delegazione ha sottolineato che occorrerebbe lavorare su alcuni aspetti normativi, in particolare per quanto riguarda il riuso delle acque depurate e gli strumenti urbanistici utili alla realizzazione degli impianti di dissalazione. Quanto agli interventi immediatamente attuabili per fronteggiare le emergenze idriche, sono state indicate diverse misure che, in alcuni casi, rappresentano esempi di buone pratiche già in essere, si tratta: della priorità dell'uso idropotabile per quanto riguarda gli invasi, della definizione dei Water Safety Plan, piani di mitigazione contro i cambiamenti climatici per minimizzare il rischio, con controlli dal prelievo al consumo per ciascun acquedotto, della riduzione delle perdite e delle interconnessioni di rete che garantiscono l’esercizio anche in condizioni di emergenza.

Visualizza il documento presentato da Utilitalia